martedì 19 ottobre 2010

Zuava Day - FAQ


Q: Quando si tiene lo Zuava Day?
A: Il 12 novembre di ogni anno, a partire dal 12 novembre 2008.

Q: Come si può partecipare allo Zuava Day?
A: Gli aderenti si limitano a indossare nel corso della giornata un paio di pantaloni alla zuava. Le adesioni possono essere manifestate sul blog zuavaday.blogspot.com o iscrivendosi al gruppo e al relativo evento Zuava Day su Facebook.

Q: Quali sono le finalità dell'iniziativa?
A: L'obiettivo della giornata è quello di ribadire che non saremo mai come ci volete voi.

Q: Perché il 12 novembre?
A: Perché no? Il 12 novembre non ha particolari significati, anzi si connota come una delle giornate più insignificanti del calendario. Nessun riferimento, ovviamente, ai caduti di Nassiriya (massimo rispetto) o al compleanno dell'ottimo cantautore canadese Neil Young.

Q: Perché i pantaloni alla zuava, forse perché erano indossati dalle truppe papaline?
A: No. I pantaloni alla zuava sono stati scelti in quanto capo desueto, di scarso appeal e di nessun consistente interesse commerciale.

Q: Qual è l'orizzonte culturale alla base dello Zuava Day?
A: Il riferimento teorico più immediato è sicuramente quello della scapigliatura milanese, con particolare riferimento all'"Indisposizione" del 1881, iniziativa che costituiva il contraltare dell'Esposizione Nazionale.

Q: Cosa significa esattamente zuava?
A: "Zuavi (in francese Zouaves), fu il nome dato ad alcuni reggimenti di fanteria in diversi eserciti e in diverse epoche, tra il 1830 e il 1962. I più conosciuti furono gli zuavi dell'esercito francese, che presero il nome da quello di alcune unità ottomane in Algeria. In seguito, tale nome venne dato anche ad unità militari simili nell'esercito pontificio e in quello degli Stati Uniti. Il nome viene da quello di un gruppo di tribù berbere dell'Algeria, che in arabo erano denominate zwawa. Questo era il nome delle tribù della "Grande Cabilia" (la Cabilia occidentale, con capoluogo Tizi Ouzou), che nella propria lingua si chiamano igawawen. Tale nome in berbero è un plurale (formato con un prefisso e un suffisso: i-GAWAW-en), e gli arabi resero il plurale con la sola desinenza -a. Dal momento che l'arabo non possiede il suono /g/, pronunciarono al suo posto il suono palatale /dž/ (la g dolce di Gigi), che poi passò, nei dialetti locali, a /ž/ e infine a /z/. Da cui ZWAW-a. Queste tribù fornivano soldati alle milizie ottomane, e dopo la presa di Algeri nel 1830 entrarono al servizio dei francesi. Qualche tempo dopo, con la creazione dei Tirailleurs ("fucilieri", i cosiddetti Turcos), formati solo da indigeni, il corpo degli zuavi si trasformò ben presto in un'unità completamente francese." (fonte: Wikipedia).

Q: Gli zuavi indossavano veramente i pantaloni alla zuava?
A: Gli zuavi indossavano pantaloni a sbuffo abbastanza differenti da quelli ai quali attualmente ci si riferisce come “pantaloni alla zuava”. Vedi, ancora, la voce di Wikipedia che riporta anche un’immagine d’epoca, ma comunque avevano in comune con quelli attuali una qualche forma di chiusura all'altezza, grosso modo, del polpaccio.
“L'uniforme degli zuavi è piuttosto complicata e scomoda. Gli zuavi portavano come copricapo un fez (o una shashia) con una nappa colorata (generalmente gialla, rossa, blu o verde) e un turbante, una giacca corta e allacciata senza bottoni, una larga cintura di tela lunga tre metri avvolta intorno alla vita, calzoni a sbuffo, ghette bianche e gambali. La cintura era l'accessorio più difficile da indossare, lo zuavo doveva spesso chiedere aiuto a un suo compagno. Ciononostante, l'uniforme zuava era particolarmente adatta ai climi caldi ed aspri della montagna algerina. I calzoni a sbuffo permettevano una migliore circolazione dell'aria rispetto ai normali pantaloni, la giacca corta era più fresca delle lunghe camicie di lana della maggior parte degli eserciti dell'epoca. Una delle ragioni del ristretto numero di unità zuave era anche il costo supplementare di questa uniforme particolare, superiore a quello delle uniformi delle altre unità, di taglio semplice e prodotte in grandi serie”.

Q: Cosa si intende attualmente per “pantaloni alla zuava”?
A: Ci sono due principali interpretazioni “moderne” del pantalone alla zuava. Una prima versione è eminentemente da alpinista, in velluto a coste o, talora, in lana cruda, con chiusura sopra il polpaccio con una fibbia metallica, un bottone o, ultimamente, col velcro. Questo pantalone da alpinista, molto diffuso fino a circa una ventina di anni fa, è stato anche rivisitato in tempi più recenti da note case di abbigliamento sportivo, ma di fatto è stato largamente soppiantato nella pratica alpinistica, da pantaloni più tecnici. Una seconda versione, strettamente femminile, con fibbia metallica sopra il polpaccio, torna ciclicamente a riscuotere qualche interesse da parte delle case di moda, ma ha sempre mantenuto una diffusione di nicchia. Ricordiamo che i normali pantaloni sì al polpaccio, ma senza alcun tipo di chiusura, quelli, per intenderci, "a pinocchietto", non sono pantaloni alla zuava.

Q: Dove si trovano i pantaloni alla zuava?
A: Praticamente introvabili nei negozi di abbigliamento sportivo più settoriali, se ne possono trovare alcuni capi in quelli più grandi e forniti e che dispongono di un sufficiente magazzino.
Ardemagni ha acquistato il paio di pantaloni alla zuava blu della Ciesse con chiusura velcro mostrati nella photogallery presso Nake Sport, in via Vitruvio a Milano a 30 euro (ma era ancora in corso una vendita promozionale). Ne erano disponibili alcuni esemplari nel classico beige della Fila, con fibbia metallica e anche un altro paio in lana cruda di un’altra marca. Lo zuava bianco indossato da ildottorGola è stato acquistato presso Zara, in corso Vittorio Emanuele, Milano per una cifra altrettanto modica, tra i 20 e i 30 euro. Sono dotati di due lacciuoli in fondo alla gamba che permettono di creare un effetto "zuava floscio". 100% lino, lavare a 30 gradi, non mettere nell'asciugatrice, non lavare a secco, non candeggiare, stirare al massimo a 110 gradi. Fabbricato in Vietnam.

Q: C’è un’iniziativa commerciale alla base dell’iniziativa?
A: L’attuale consistenza degli stock di pantaloni alla zuava, nonché l’assoluta trasparenza del manifesto programmatico rendono questa ipotesi assolutamente improbabile.

Q: È necessario trovarsi a Milano per partecipare all’evento?
A: No. Si può partecipare allo Zuava Day ovunque ci si trovi, semplicemente indossando un paio di pantaloni alla zuava.

Q: Sono previsti party, incontri, raduni?
A: Non al momento, ma non escludiamo che tali eventi possano essere organizzati in futuro.

Q: È ammessa la partecipazione “simbolica” all’evento rimboccando parte del pantalone?
A: Non è la stessa cosa, non incoraggiamo questa pratica, ma l’importante è ribadire che non saremo mai come ci volete voi.

Q: Quale calza va accoppiata con il pantalone alla zuava?
A: Non è assolutamente necessario puntare all'eleganza nel corso dell'adesione allo Zuava Day. La versione da alpinista prevede calze di lana dai colori vivaci, ad esempio gialle o rosse. La scelta di un calzino in tinta, blu su pantalone blu, come nel caso di Ardemagni 2008, può essere premiante. Ma anche una calza a quadri blu e arancio, come suggerito da Fabrizia Brunati, può essere assolutamente indicata su uno zuava blu. Più difficile l'accoppiamento con il classico beige ma, ancora una volta, l'importante è ribadire che non saremo mai come ci volete voi.

Q: Cosa si ha intenzione di organizzare in previsione del prossimo Zuava Day 2010?
A: Assolutamente nulla. L’importante è sentirsi sempre Zuava dentro.

7 commenti:

stargerr ha detto...

L'importante e' sentirsi zuava nell'animo!
C'e' gia' l'evento 2009 in facebook?

stargerr ha detto...

Allora?? Niente Zuava day nel 2009???

sabina ha detto...

Marco, sei un genio. Semplicemente.

Marco Ardemagni ha detto...

Amici, Zuava 2009 è realtà. Il 12 novembre non saremo come ci volete voi! Su facebook tutti gli aggiornamenti.

Marco Ardemagni ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
il Re CenZore ha detto...

Vale se mi infilo i pantaloni dentro le calze??

Marco Ardemagni ha detto...

meglio che niente, ma in fondo essere zuava è un po' essere come si vuole, quindi va benissimo!